Carissimi,

mentre scrivo sto pensando a p. Pierluigi Maccalli che da oltre un anno e mezzo si trova  in una situazione di mancanza di libertà e penso pure alla situazione della gente di Bomoanga che dopo il rapimento di una persona di riferimento come era considerato p. Gigi Untaani (Dio unisce) si trova sempre più in una realtà di accresciuta insicurezza e di estrema povertà. Siamo tutti contenti di aver avuto la notizia che il nostro confratello è vivo e si trova probabilmente in Mali. Continuamo a pregare per la sua liberazione che affidiamo al Signore risorto.

In questi giorni non si parla d’altro se non del Coronavirus e voi in Italia conoscete bene la situazione del paese e le conseguenze disastrose che sta provocando questo virus.  Anche in Niger questa brutta malattia è arrivata e la prima misura è stata quella di chiudere le scuole in tutto il terriorio nazionale; nelle moschee e nelle chiese sono vietate le preghiere comunitarie pur rimanendo aperte. Alla paura di attacchi di terroristi si aggiunge la paura e la preoccupazione per questa grave infezione che ci obbliga al confimento notturno dalle 19 alle 6 del mattino e ad avere le precauzioni necessari per evitare i contagi.

All’estero gli italiani ora sono visti come coloro che esportano il Coronavirus, mentre noi italiani per tanto tempo abbiamo pensato che fossero gli stranieri coloro che ci infettavano per tanti motivi. La situazione è cambiata e dovemmo riflettere. In questa lunga quaresima molti di voi avete sperimentato il digiuno eucaristico durante lunghe settimane e io ho pensato ai molti nostri amici cristiani cattolici africani che già conoscevano questo e pur mantenevano e mantengono salda la fede come nelle comunità di Makalondi e Bomoanga e di tutta la zona minacciata dal terrorismo che ha rivelato un volto islamico.

E allora come sarà la Pasqua? Non lo so, ma anche se il battesimo dei catecumeni sarà celebrato ad una data ulteriore a quella fissata dal calendario e in una comunità diversa da quella di origine,  sarà comunque un tempo di grande gioia dopo una quaresima di preghiera silenziosa e di digiuno eucaristico per moltissimi cristiani.

Vedo comunque con occhi ammirati che la fiducia nella vita che viene dal Risorto non manca nelle comunità cattoliche del Niger che continuano a presentare catecumeni per il battesimo anche in questa quaresima: una trentina nella parrocchia di Niamey dove  sono di aiuto, un’ottantina nella missione di Makalondi che ho lasciato la stessa notte del rapimento di Gigi, quattro a Doutchi dove due confratelli sma indiani sono impegnati da vari anni nell’evangelizzazione e nella formazione.

Non è semplice, ne facile manifestare la fede cristiana in un paese al 98% musulmano ma vediamo che il cuore di tanti amici della religione di maggioranza è buono e disposto a convivere con noi cristiani anche se non capisce la nostra maniera di pregare e di credere in un Dio che ha tre volti. Amici musulmani e cristiani in questi giorni mi chiedevano come sta la mia famiglia in Italia e mi assicuravano la loro preghiera perchè Dio la protegesse dall’infezione che si sta diffondendo.

In questi due mesi dal mio arrivo in Niger ho avuto tanti piccoli segni di gratitudine, da amici di Makalondi: Kampalemba, uno dei più poveri della missione, eppure ha trovato l’occasione per venire a salutarmi a Niamey con un pollo e a ringraziarmi perchè, secondo lui, avevo salvato la vita a suo figlio pagando una parte delle spese ospedaliere quando era stato ricoverato.

E Maurice Kombary, che filtra  miele e coltiva ortaggi per sostenere i suoi figli negli studi, è venuto a trovarmi una settimana fa in capitale, con miele e cipolle. L’anno scorso avevo aiutato una sua figlia che sta facendo medicina acquistando qualche libro per lei e collaborando per l’acquisto di un computer.

Segni di gratitudine e di speranza.  Bisogna coltivarli in questo tempo dove la paura dell’altro, del diverso, dello straniero, del contaminato sembra prevalere sulla solidarietà, sulla volontà di collaborare per salvare tutti e in particolare chi si trova in situazioni precarie.

Buona Pasqua di liberazione vera da ogni malattia, soprattutto da quella che ha provocato la morte di tanti italiani e di tanta gente nel mondo. Buona Pasqua di risurrezione lasciandoci coinvolgere dalla luce che viene dal Risorto e che illumina questo nostro mondo che sembra solo preoccupato dagli affari dimenticando chi cammina accanto a noi e fatica a stare in piedi. Buona Pasqua di pace nel cuore e un abbraccio fraterno, quando sarà possibile.

Con un saluto grato e un ricordo speciale nella preghiera per tutte e tutti in particolare per chi fosse ammalato o avesse perso una persona cara.

Vostro p. Vito Girotto, Niamey, Niger, Pasqua 2020

Nella foto: p. Vito, prima da sinistra; p. Mauro Armanino al centro